19giu2022

MATTEO LEONE QUINTETTO- RàIXE

EX CAVA SENNORI

EX CAVA - SENNORI

ORE 21.30

INGRESSO € 10.50 - RIDOTTO RESIDENTI SENNORI € 8.50- RIDOTTO BAMBINI DAI 6 AI 10 ANNI € 6.50- BAMBINI AL DI SOTTO DI ANNI 6 GRATUITO

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Presente con grande successo già l’anno scorso a Habitat in Blues con il duo Don Leo-ne, il vincitore del premio Andrea Parodi 2021, Matteo Leone presenta a Habitat in Blues 2022 il suo nuovo progetto RàIXE insieme a altri 4 musicisti con cui racconta l’identità scanzonata e goliardica dei calasettani ma che ne descrivono anche la sofferenza e la paura durante il viaggio d’origine; l’essere sradicati dalla propria terra e sfidare il mare anelando una vita migliore, raccontato nei testi di Matteo, ci riporta al dramma mediterraneo degli ultimi anni: parallelo esplicitato in “Mustru”, scritto con Nepomuceno Bolognini (Simone Lecca), ispirato alla lancinante storia dell’adolescente senza nome morto tra le onde nel 2015 e di cui resta solo una pagella cucita nella tasca. Nel percorso artistico di Matteo Leone il blues è stata una parte essenziale, incontrato forse lungo i crocicchi del Sulcis, così simile al Mississippi e a quelle terre del sud America, da generare una certa confusione.

E come nelle strade del Sulcis ha incontrato il blues, forse proprio l’arrivo in America, nelle zone del Delta Blues, ha invece risvegliato l’interesse per le sue radici, facendolo tornare proprio qui, in Italia, in Sardegna: a Calasetta per la precisione. Questo ritorno a casa è stato in realtà un viaggio molto lungo che è iniziato con la sua ricerca artistica, attraverso la quale è andato a scoprire la storia di questo genere musicale, i suoi protagonisti e a cercare di comprendere il senso profondo che stava dietro questa musica. Da qui per arrivare all’Afroblues, e alla musica del deserto.

Ma il ritorno a casa dal deserto ha risvegliato i ricordi di una storia forse non troppo lontana, una storia di duecentocinquanta anni, la storia di una città nata da uomini e donne emigrati tante volte prima di trovare una terra che li ospitasse, Calasetta “Cala di seta”, perché forse le sue coste sembrarono così accoglienti ai primi abitanti da ricordare la seta, dopo tutto quel viaggiare per mare.

Storie di ieri o storie di oggi, storie di viaggi e di relazioni, o scontri, con un mare come grande protagonista, quel mar Mediterraneo che ha favorito incontri e scambi più di quanto abbia realmente diviso. E per raccontare queste storie l’inglese non era più la lingua giusta: il tabarchino è diventato così il veicolo perfetto per raccontarle, una delle tante lingue che hanno popolato questo fantastico mare, una lingua protagonista di quelle storie, ma anche la lingua del viaggio personale alla ricerca delle proprie origini, la lingua di casa, la lingua delle radici.

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